recensioni

Lucy Sykes e Jo Piazza “All’inferno non c’è glamour”

Le autrici

Lucy Sykes è stata a lungo fashion director per “Marie Claire” ed è una stilista affermata. Jo Piazza è managing editor di “Yahoo Travel” e collabora con altre prestigiose testate, quali il “Wall Street Journal” e il “New York Times”. Vivono entrambe a New York e hanno collaborato alla stesura di questo romanzo.

All’inferno non c’è glamour

Imogen Tate ha 39 anni e, dopo una lunga gavetta, ha raggiunto l’apice della carriera diventando la direttrice di un patinato mensile di moda, ”Glossy”. Nel frattempo si è anche sposata e ha avuto due figli. A causa di un cancro deve allontanarsi per un anno dal lavoro. Sconfigge la malattia e rientra in redazione a 40 anni. Ad aspettarla in ufficio però c’è un’amara sorpresa: la sua ex assistente Eve Morton, dopo la laurea ad Harvard, è diventata direttrice editoriale di “Glossy.com” e la casa editrice ha deciso di investire su di lei e sulla versione digitale piuttosto che sulla rivista tradizionale considerata ormai superata. Imogen si ritrova dunque a dover lavorare in un ambiente del tutto nuovo e che ha difficoltà a capire: le innovazioni tecnologiche, le app, i twitt in tempo reale la fanno sentire del tutto fuori contesto. L’intera redazione la spiazza: le ragazze sono tutte giovanissime e praticamente anoressiche, si fanno schiavizzare lavorando 24 ore su 24, sette giorni su sette e consentendo ad Eve di organizzare sfibranti maratone di allenamento di gruppo. Ma Imogen è una donna che sa combattere e non si arrende. Si mette rapidamente al passo con le nuove tecnologie e impara a interagire con il resto della redazione. Di contro, la versione digitale della rivista stenta a decollare e il personale ha sempre più difficoltà a trattare con Eve, che è spietata e del tutto incapace di stabilire dei veri rapporti interpersonali. Chi delle due rimarrà in piedi?

Giudizio

Dall’uscita de “Il diavolo veste Prada” sono stati in molti a cimentarsi con i romanzi ironico-satirici sul mondo della moda. Pochi libri però hanno replicato il successo dell’originale. Secondo me questo romanzo invece è decisamente all’altezza. La trama non sarà originalissima e il finale è facilmente intuibile già verso la metà del libro, tuttavia è scritto bene, con uno stile frizzante e dei dialoghi di livello, assolutamente in grado di tenere avvinto il lettore fino allo “scoop” conclusivo. Per altro, pur senza avere pretese saggistiche, affronta anche tematiche complesse quali la distanza fra l’essere e l’apparire, fra una generazione convinta che il successo possa scaturire solo dal duro lavoro e quella 2.0 cha ha esperienze di fortune straordinarie nate in poche ore grazie alla creazione di qualche app. Ancora, c’è la distanza fra esperienza pratica e preparazione puramente teorica e fra capacità empatiche e rapporti superficiali che passano solo ed esclusivamente attraverso il filtro dei mezzi di comunicazione digitale.

Essendo io una donna di 40 anni, che è stata a lungo assente dal mondo del lavoro per tirare su una figlia e che solo di recente si è decisa a cimentarsi con le nuove tecnologie, è anche possibile che il mio giudizio sia un po’ di parte … ma leggetelo assolutamente!

Al contrario vi sconsiglio fortemente un altro libro uscito quasi in contemporanea e che io avevo immaginato essere dello stesso genere: “Nella giungla di Park Avenue” di Martin Wednesday: quello è davvero un saggio ed è di una noia mortale!

allinferno

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