recensioni

Serena Venditto “Aria di neve (La prima indagine di Mycroft, il gatto detective)”

SERENA VENDITTO

Serena Venditto è nata a Napoli nel 1980. Dal momento in cui si è laureata in archeologia ha sempre lavorato presso il Museo Archeologico nazionale della città partenopea.
Come romanziera ha esordito con “Le intolleranze alimentari”, un romance che ha riscosso un certo successo. In seguito, nel 2014, ha pubblicato il giallo “Aria di neve”, di cui, nel 2016, è uscito il sequel, “Al sassofono blu”.

ARIA DI NEVE (LA PRIMA INDAGINE DI MYCROFT, IL GATTO DETECTIVE)

Ariel è una trentenne di bell’aspetto. La madre, napoletana, ed il padre, americano, si sono conosciuti mentre lui, militare di carriera, era di stanza alla base Nato di Bagnoli. Sebbene i genitori non vivano più in Italia da diverso tempo e la stessa Ariel abbia viaggiato a lungo durante la sua vita, la giovane donna ha infine scelto Napoli come casa ed ha trovato lavoro come traduttrice di romanzi rosa. Si è anche fidanzata, con Andrea, ufficiale di polizia, e i due convivono orami da un paio d’anni.
Dopo una serata trascorsa insieme al cineforum di zona, Andrea, in piena notte, raccoglie tutte le sue cose e scompare. Ariel non aveva colto alcun segnale di disagio da parte del fidanzato, non aveva percepito quell’”aria di neve” che preannuncia un cambiamento. Destabilizzata e impossibilitata a continuare a vivere nel luogo che costantemente le riporta alla mente l’ex fidanzato, cerca una nuova sistemazione e, tramite un’amica, finisce con il traslocare in via Atri, in un grosso appartamento già occupato da altri tre ragazzi, Malù, Kobe e Samuel.
Malù è una giovane archeologa incredibilmente perspicace, una sorta di Sherlock Holmes in gonnella, ed ha un gatto nero di ben 4 kg chiamato Mycroft, cioè come il fratello maggiore del detective di Conan Doyle, che sembra davvero in grado di dialogare con gli esseri umani e dimostra una spiccata sensibilità. Kobe è un giovane e sgrammaticato musicista giapponese, studente del conservatorio e fidanzato con una valente musicista, studentessa nel nord d’Italia, che ricopre di insulti a causa di una malsana gelosia. Samuel, originario di Cagliari, è un dolcissimo ed aitante giovane di colore che, dopo aver abbandonato la facoltà di Scienze politiche, lavora come rappresentante di prodotti per gelaterie e pasticcerie.
Sempre nello stesso condominio risiedono una simpaticissima professoressa di lettere ormai in pensione, che tende a sottoporre ad una sorta di interrogazione chiunque entri nel palazzo, e Teresa, statuaria messicana e talentuosa pianista sposata da anni con un napoletano.
Ariel si ambienta subito nel nuovo palazzo, lega con gli altri inquilini, subisce il fascino di Mycroft e si invaghisce, ricambiata, di Samuel.
Ma proprio quando la sua vita sembra finalmente tornata ad una certa stabilità, Teresa viene trovata morta. Dopo alcuni dubbi iniziali, risulta infine evidente che si tratti di omicidio ed il caso viene affidato ad Andrea che, pentito del colpo di testa, spera di riconquistare Ariel nel corso dell’indagine. La giovane donna non pare molto disponibile in tal senso e comunque è troppo scossa da quanto accaduto a Teresa, tanto più che, insieme a Malù e a Mycroft, finisce con il mettersi ad indagare e sarà solo grazie alla perspicacia della giovane archeologa che si arriverà alla soluzione del caso.

GIUDIZIO

Il romanzo della Venditto (dal titolo fortemente evocativo e decisamente intrigante) è nettamente diviso in tre parti. La prima è interamente dedicata ad Ariel e alla sua rottura con Andrea. C’è poi una lunga presentazione relativa a tutti gli inquilini di via Atri e solo nella terza parte del libro si innesta l’intreccio giallo. La narrazione è infarcita di citazioni piuttosto colte che però sono stemperate dallo stile semplice ed ironico e dunque non risultano mai pesanti. La caratterizzazione dei personaggi è valida e la trama gialla, sebbene facilmente intuibile, è comunque ben costruita.
Qualche critica però occorre avanzarla. Innanzitutto il cambiamento di Ariel è troppo repentino: solo tre settimane per riprendersi dall’abbandono di Andrea appaiono davvero poche. In secondo luogo, per quanto la presenza di Mycroft sia indubbiamente piacevole, insistere troppo sulle presunte capacità intuitive del micio tende a togliere credibilità al racconto. Infine Napoli è davvero poco presente e la cosa risulta strana vista l’insistenza con cui Ariel spiega a chiunque che la sua scelta di vivere nella città partenopea è dettata dall’amore sincero per il luogo.
Nel complesso, ad ogni modo, il mio è un giudizio positivo, tanto che conto di leggere presto il sequel.

 

aria di neve

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