recensioni

Pierpaolo Mandetta “Dillo tu a mammà”

PIERPAOLO MANDETTA

Pierpaolo Mandetta, classe 1987, è uno scrittore italiano. Vive fra Milano e la provincia di Salerno. Gestisce il blog “Vagamente Suscettibile”, è attivo sui social ed ha da poco pubblicato il romanzo di impronta autobiografica “Dillo tu a mammà”.
DILLO TU A MAMMA’

Samuele è un gay di circa trent’anni. Originario di Trentinara, paesino del Cilento, vive da anni a Milano. E’ un blogger e ha recentemente raggiunto un certo successo, tanto che ha appena firmato un contratto con una famosa rivista per gestire una rubrica di posta a tematica sentimentale. E’ in procinto di sposarsi con il suo ex analista, Gilberto. Su pressioni del fidanzato, durante l’estate, rientra in paese, dopo anni di assenza, per fare coming out con la famiglia, che della sua omosessualità non sa ancora nulla. Lo accompagna la sua migliore amica Claudia, una milanese doc, visual di successo, single convinta e impenitente.
Rientrare a Trentinara dopo aver vissuto a Milano non è facile: diversi i ritmi, le abitudini, la lingua. Samuele dapprima si sente quasi claustrofobico, poi però si riappropria dei ricordi d’infanzia e delle piccole gioie di una vita semplice, fatta di famiglia e importanti rapporti di vicinato. Claudia scopre un mondo che le era del tutto sconosciuto e che, nonostante alcune esperienze un poco traumatiche, la affascina molto.
Il coming out di Samuele avviene in maniera più traumatica del previsto ma le reazioni sono decisamente più positive di quanto lo scrittore non si aspettasse alla luce di un rapporto da sempre conflittuale con la famiglia.
A questo punto però la situazione emotiva di Samuele, invece di semplificarsi, si complica: il giovane in realtà non è affatto convinto di volersi sposare e l’incontro con Peppe, il suo amore del Liceo, non lo aiuta certo a chiarirsi le idee. Per altro anche il suo rapporto con Claudia pare d’un tratto meno limpido del solito e le continue ingerenze di amici e familiari tende a confondere ulteriormente le acque. I nuovi impegni lavorativi dovuti al recente contratto sono poi la ciliegina sulla torta dei dubbi e delle indecisioni.
Ma la vita esige delle scelte e Samuele dovrà farle, volontariamente o per una qualche forma di imposizione esterna.
GIUDIZIO

Non conoscevo per niente Mandetta, né come scrittore né come blogger. Ho acquistato il romanzo perché il sunto che avevo trovato su una rivista lo presentava come esilarante. Sono rimasta profondamente delusa.
Mandetta scrive indubbiamente bene, ma il romanzo appare una sorta di copertura per un libro di psicologia. L’intreccio è inconsistente a fronte di pagine intere di riflessioni del protagonista, spesso contraddittorie e anche piuttosto banali. Samuele è il tipico giovane uomo irrisolto, con un’infanzia caratterizzata dalla difficoltà di dialogo con i genitori (non proprio una novità), una vita lavorativa soddisfacente ma di cui mal tollera le pressioni (le “palle” nella vita servono e bisogna tirale fuori), un egoismo ed un egocentrismo sfacciati e profondamente irritanti che inevitabilmente compromettono la sua capacità di costruire rapporti stabili e di reciprocità con il prossimo (mai sentito parlare di sindrome da Peter Pan?). Per altro le lunghe riflessioni non portano da nessuna parte: non c’è alcuna crescita emotiva, solo rimpianti (esiste al mondo qualcuno che ne è privo?), malinconia per la terra d’origine (piuttosto naturale secondo me) ed una svolta finale banale (un escamotage narrativo già visto migliaia di altre volte).
L’ambientazione del libro è stereotipata, sia per quanto concerne i luoghi che nella descrizione dei personaggi secondari. Milano è grigia, rumorosa e sporca. Il Cilento è arido, con paesini vecchi, costruzioni diroccate e nuovi progetti immobiliari lasciati spesso a metà. La famiglia e gli amici di Samuele vengono presentati sotto forma di macchiette: dalla madre poco affettuosa ma con un forte senso pratico, alla zia piena di pregiudizi, dalla sorella brutta e inacidita, a Claudia single per necessità e non per scelta, dal muratore ignorante ma con un gran cuore, ai giovani della Milano da bere (che comunque non esiste più dagli anni ’80).
Io lo sconsiglio.

dillo tu a mammà

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