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Quando i figli non leggono

L’altro giorno una cara amica con una bambina in quinta elementare si lamentava del fatto che la figlia non legge libri. Ce l’aveva a morte in primis con se stessa, impossibilitata a dare il buon esempio per mancanza di tempo, in secundis con le maestre, che non prevedono la lettura di libri come compito obbligatorio. Dal momento che anche io come madre ho avuto questo problema ho cercato di rasserenarla.

Io sono una forte lettrice, decisamente sopra la media nazionale, con due romanzi alla settimana al mio attivo. Mia figlia dunque è cresciuta vedendomi leggere ogni volta che ne avevo il tempo: pranzando, bevendo il caffè, facendo merenda, sulla sdraio in spiaggia, accucciata sul divano, addirittura correndo sul tapis roulant. Inoltre la sua maestra delle scuole elementari, a partire dalla terza, aveva imposto agli alunni di leggere e riassumere un libro al mese, lasciando i bambini liberi di scegliere un qualunque titolo fra quelli messi a diposizione dalla biblioteca della scuola. Ciò nonostante, se non obbligata, Elisa non leggeva. Ogni volta che provavo a proporle un classico, uno di quei libri che avevo letto io stessa alla sua età, da “Piccole donne” a “Ventimila leghe sotto i mari”, da “Le avventure di Tom Sawyer” al “Piccolo principe” la risposta era sempre la stessa: conosco già la storia, ho visto il cartone! Ero disperata. Anche perché so perfettamente che il solo modo di imparare a parlare e a scrivere in un italiano degno di questo nome è leggere, leggere, leggere e leggere. All’inizio della quinta elementare però qualcosa è cambiato: fra i libri a disposizione dei ragazzi è comparsa una storia di Geronimo Stilton. Si trattava di un racconto pensato per bambini decisamente più piccoli, con molte immagini e una grafica sui generis (che a me faceva venire il mal di testa!). Ad ogni modo era fra i libri scelti dalla maestra, per cui non ho potuto lamentarmi. Ed è avvenuto il miracolo: terminato il racconto, come regalo di compleanno, mia figlia ha chiesto la serie completa de “I viaggi nel regno della fantasia di Geronimo Stilton” e se li è letti tutti nel tempo libero! A quel punto, visto che caratterialmente vedo sempre il bicchiere mezzo vuoto (per la gioia di tutti coloro che mi circondano!), ho iniziato a lamentarmi del fatto che leggesse solo cose adatte a bambini più piccoli e di nuovo ho provato a proporre qualcosa di più adatto alla sua età ma, come spesso accade con Elisa, sono stata bellamente ignorata. In seconda media però c’è stata una nuova svolta: mia figlia ha visto i film di Harry Potter e si è innamorata del mondo fantastico della Rowling! Dopo aver imparato a memoria tutti i film (e quando dico a memoria non esagero!) ha deciso che doveva assolutamente leggere anche i romanzi! Per anni glieli avevo proposti senza sorbire alcun risultato e, di punto in bianco, in totale e assoluta autonomia, ha deciso Lei stessa di leggerli! E l’ha fatto: tutti e sette. Intervallandoli con i “Percy Jackson”, con gli “Shadowhunters”, con “Eragon” e perfino con “Il Signore degli Anelli”. Certo sono sempre fantasy, ma si tratta comunque di romanzi ben scritti e strutturati, con delle tematiche di base generalmente importanti e un’attenta costruzione dei personaggi. Ora ha scopeto Conan Doyle e spero che questo possa aprire le porte ad altri giallisti e da lì chi lo sa? Del resto io stessa, di mia sponte, non ho mai letto Sciascia o Pirandello, quelli li ho affrontati solo in ambito scolastico e lo farà anche lei come da programma ministeriale, ma magari arriverà ad uno Zafòn o ad un Joel Dicker, ad un Follett o ad una Asensi, ecc.

In conclusione non credo si possa spingere nessuno verso la lettura: è una passione che deve necessariamente nascere spontanea, come qualunque passione. Noi dobbiamo solo essere pronti ad assecondarla non appena ne scorgiamo il germoglio, che sia un topo giornalista o un indagatore dell’incubo (sì, anche i fumetti valgono) e a lasciare che evolva in autonomia e secondo i gusti personali, il resto verrà da sé.

figli che non leggono

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