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Che cos’è la Letteratura?

Quando ho iniziato questa avventura del blog mi sono iscritta, su Facebook, ad un gruppo chiuso i cui membri si scambiavano pareri sulla letteratura più o meno contemporanea. Mi sono resa conto quasi subito di avere in realtà ben poco in comune con gli altri lettori, visto che almeno il 90% dei libri relazionati mi erano del tutto sconosciuti (e io leggo una media di due romanzi a settimana!). Poi, qualche giorno fa, qualcuno, incredibile dictu, ha chiesto notizie de “Il libro dei Baltimore” di Joel Dicker, che io stessa ho recensito qui sul mio blog e che ho amato moltissimo. Non ho fatto in tempo ad esaltarmi all’idea di poter finalmente prendere parte al dialogo che uno dei membri, subito appoggiato dalla maggioranza, ha postato il commento: “è giusto un romanzetto passabile”. Mi sono cancellata all’istante e ho deciso fosse il momento di dire la mia a proposito di cosa sia o non sia la Letteratura.

Il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli alla voce “Letteratura” riporta la seguente definizione:

L’insieme delle opere variamente fondate sui valori della parola e affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà, a un’epoca o a un genere.”

In parole più semplici dunque si potrebbe definire la letteratura come un’insieme di opere scritte secondo tecniche precise che sia possibile classificare in base ad un dato contesto (uno specifico periodo storico piuttosto che una particolare civiltà) e con un’evidente finalità (comunicare, informare, istruire, ecc).

Ora, la mia domanda è: un thriller di Stephen King, un romanzo d’amore di Anna Premoli, un fantasy di Cassandra Clare (per non scomodare la signora Rowling, dal momento che stralci dei libri di Harry Potter sono ormai presenti in diverse antologie scolastiche), va considerato letteratura oppure no?

Analizziamo i punti della definizione del dizionario uno per uno.

Le tecniche narrative che è possibile usare in un testo in prosa sono le descrizioni, i dialoghi diretti ed indiretti, le figure retoriche, le retrospezioni. Julian Fellowes o Ken Follet hanno incredibili capacità descrittive. Niven o la Evanovich creano dialoghi talmente brillanti da far venire le lacrime agli occhi per le risate. Kate Morton e Renee Knight sono maestre nei salti temporali.

La contestualizzazione. Qualsiasi romanzo è contestualizzato e contestualizzabile. Ciascun autore nel raccontare è inevitabilmente influenzato dal mondo che lo circonda e dal proprio vissuto. Perfino un fantasy trasferisce su un piano fantastico abitudini, vizi e virtù che l’autore ha vissuto e vive in prima persona. Così pure i romanzi di ambientazione storica scritti da autori moderni risentono del pensiero della società cui l’autore appartiene. Certe volte la contestualizzazione appare evidente, in altre occasioni è più sottile ma comunque c’è sempre, è inevitabile.

Veniamo allora alla finalità, che altro non è se non il messaggio. Cicerone e Dante avevano evidenti scopi politici, Fedro, Manzoni e Wilde volevano spingere a riflettere sulla piccolezza dell’animo umano, la Austin si concentrava sull’amore come forza nobilitante. Gli autori moderni, con i bestseller fantasy, thriller ecc lanciano davvero messaggi molto diversi? Francamente non credo. Certo non tutti hanno la stessa abilità e quindi non tutti riescono a toccare nel lettore le giuste corde per far passare il messaggio, o almeno lo fanno con un’intensità diversa, ma il messaggio c’è’. E anche a livello di ricezione, ciascun lettore è diverso dall’altro, dunque il messaggio di un dato autore può risultare chiarissimo e prepotentemente incisivo per un lettore e può limitarsi a sfiorarne un altro. La sensibilità di un ragazzo di 15 anni oggi è diversa da quella che avevo io a quell’età, diversa da quella che aveva mia madre e così via. I romanzi che a me hanno lasciato qualcosa potrebbero risultare insulsi per mia figlia e viceversa.

Con ciò non voglio certo dire che i classici non vadano studiati, ci mancherebbe altro. Ho amato Omero e Cesare. Credo di aver riletto “I promessi sposi” almeno quattro volte. Mi sono piaciuti Poe e Maupassant. Ho trascorso ore fantastiche con Oscar Wilde. Non tollero però che i romanzeri di oggi, quelli da milioni di copie, vengano aprioristicamente tacciati di superficialità e che le loro opere vengano sistematicamente sminuite. Al contrario ritengo sia necessario dire grazie a questi autori: in un mondo sempre più frenetico, dove il tempo libero scarseggia e i social imperversano, chi si prenderebbe il disturbo di passare ore su un libro magari validissimo per riflettere sui grandi misteri della vita, dell’uomo e, addirittura, dell’universo, ma noioso oltre ogni dire? Allora ben vengano le storie al cardiopalma e i fantasy se raggiungono milioni di persone e sono in grado di aprirci gli occhi sulle meschinità dell’uomo, sulla possibilità di redenzione, su valori quali l’onore, l’amicizia e l’amore.

la letteratura

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