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Marco Malvaldi “La misura dell’uomo”

MARO MALVALDI

Marco Malvaldi è nato a Pisa nel 1974. Si è laureato alla Normale in chimica e si è diplomato al conservatorio. Ha tentato la carriera di cantante lirico ma non ha avuto successo ed ha iniziato a lavorare come chimico. Nel 2007 ha esordito come romanziere e non ha più smesso di pubblicare, tanto che nel 2013 ha vinto il Premio Letterario La Tore Isola d’Elba.
Malvaldi è diventato famoso per la sua serie di gialli “I delitti del bar lume”, da cui la Rai ha anche tratto un telefilm (non spiacevole ma, a mio parere, assolutamente non all’altezza dei libri). Si tratta di 6 romanzi e svariati racconti usciti nelle antologie tematiche della Sellerio. E’ inoltre autore di numerosi saggi e di 5 romanzi stand alone, fra cui “La misura dell’uomo” dell’autunno del 2018.

LA MISURA DELL’UOMO

Milano, ottobre 1493.
Nonostante il legittimo duca della città sia Gian Galeazzo Sforza, in realtà a tenerne saldamente in mano le redini è il di lui tutore, Ludovico il Moro. Sebbene fortemente superstizioso (non a caso uno dei suoi più fidati consiglieri è l’astrologo Ambrogio) e dedito ai piaceri della carne al di fuori del matrimonio con Beatrice d’Este (amante in carica è la giovane Lucrezia, ex amante e cara amica Cecilia Gallerani), il Moro, dall’alto del suo metro e novanta (davvero notevole vista la statura media dell’epoca), è un abile uomo di stato. E’ attento alla politica estera (in particolare nei confronti del re di Francia Carlo VIII, prossimo alla guerra contro il Regno di Napoli) ed alle alleanze italiche (soprattutto a quella con il suocero Ercole I, duca di Ferrara). Inoltre si preoccupa di avere il consenso popolare, sostenendo le arti e limitandosi a tenere sotto controllo, senza esacerbare però gli animi, la nuova generazione di predicatori (in particolare Frate Gioacchino) che, spinti dall’ascesa di Savonarola a Firenze, tuonano contro la corruzione ecclesiastica ed il vil denaro. In effetti, sotto la sua guida, Milano sta vivendo un periodo di grande prosperità. La città è intasata dal traffico delle carrette guidate dalle signore, la produzione manifatturiera è rinomata in tutto il mondo conosciuto (Colombo è approdato da pochissimo in America), sta nascendo l’idea di moda (a partire dalle splendide armature, create per sfoggiare più che per proteggere) e le banche iniziano ad assumere i contorni moderni, con la pratica dei prestiti e delle lettere di credito.
Quando però, nel cortile del Castello Sforzesco, viene ritrovato il cadavere di un uomo, il Signore di Milano si allarma a ragion veduta e convoca immediatamente Leonardo da Vinci.
Nel 1493 Leonardo da Vinci ha quarant’anni. Antesignano dei più moderni dandy, con una vera passione per la moda, poco interessato al sesso (e, comunque, se del caso, a quello omosessuale), ricercato in società perché sempre piacevole e arguto, con perenni problematiche economiche causate nel ritardo dei pagamenti da parte dei vari committenti. Ma, soprattutto, costantemente concentrato su qualcosa, dedito all’osservazione della realtà ma anche incredibilmente fantasioso.
Leonardo e Ludovico hanno un rapporto privilegiato, ma il genio non è comunque nella condizione di poter indisporre il Signore di Milano e, trovandosi coinvolto suo malgrado nel caso del cadavere abbandonato, deve riuscire a mettere in luce quanto realmente successo.

GIUDIZIO

Sebbene Malvaldi non sia nuovo ai gialli di ambientazione storica, questo su Leonardo da Vinci gli è in realtà stato espressamente commissionato dalla Giunti Editore per celebrare i cinquecento anni dalla morte del grande artista. E l’operazione è riuscita benissimo.
L’autore ricrea con notevole abilità la Milano del 1493, sia dal punto di vista estetico che in rapporto ad usi e costumi ed il lettore vi si ritrova davvero immerso. Il lessico è chiaramente forbito ma, fatta eccezione per la corrispondenza riportata, non è mai ostico, anzi lo stile è fortemente ironico ed anche i frequenti richiami ai giorni nostri sono piacevoli. I personaggi poi sono costruiti mirabilmente, sia per quanto riguarda gli aspetti storicamente verificabili, che in relazione a quelli più personali e quindi frutto dell’opinione personale di Malvaldi. Certo a farla da padrone sono Leonardo e Ludovico, ma anche figure quali Caterina (madre di da Vinci), Beatrice (moglie del Moro), Giacomo Trotti (ambasciatore del duca di Ferrara), Galeazzo Sanseverino (braccio destro di Ludovico), Cecilia Gallerani (ex amante) ed il priore Diodato, insieme a molti altri meno presenti, sono tutti vivissimi e tridimensionali, credibili e coloriti. L’intreccio giallo è arguto ma realistico ed i tempi della narrazione sono cadenzati alla perfezione.
Insomma Malvaldi, che mi aveva fortemente delusa con i suoi ultimi romanzi, è tornato con questa storia al suo massimo splendore e mi auguro con tutto il cuore che si mantenga a questo livello anche in futuro.

 

La misura dell'uomo

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