recensioni

Robert Harris “Monaco”

ROBERT HARRIS

Robert Dennis Harris è nato in Gran Bretagna, a Nottingham, nel 1957. Dopo la laurea a Cambridge, ha lavorato a lungo come giornalista televisivo per la BBC e come opinionista per l’Observer ed il Sunday Times. Nel 1992 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Fatherland”, che ha subito riscosso un incredibile successo e lo ha trasportato nel gotha degli autori di best seller, tanto da farlo definire dal Times “il maestro dell’intelligent thriller” e tanto che da moltissimi suoi libri sono stati tratti dei film (è di questi giorni la notizia che anche quest’ultimo romanzo, “Monaco”, diventerà presto una serie TV ad opera di Fremantle Media ed UFA Fiction). E’ anche un valido saggista. Oggi vive nel Berkshire con la moglie e i quattro figli ed ha come cognato il romanziere Nick Hornby.

MONACO: LA STORIA

Autunno 1938, dopo aver annesso pacificamente l’Austria, Hitler pretende di riportare sotto il controllo tedesco una parte della Cecoslovacchia. In effetti questa è una Nazione di nuova costituzione, creata alla fine della Grande Guerra come cuscinetto fra la Germania e la Vecchia Europa e, come ogni Paese istituito a tavolino, presenta una notevole varietà di etnie, fra cui una buona fetta di individui di lingua tedesca.
La Francia di Deladier e la Gran Bretagna di Chamberlain fanno immediatamente sapere al Cancelliere che non accetteranno passivamente l’invasione del Paese Slavo. Tuttavia la Grande Guerra è finita davvero da pochissimo tempo e nessuna Nazione Europea è pronta per un nuovo conflitto, né da un punto di vista per così dire emotivo, né in termini di preparazione militare. Italia, Francia e Gran Bretagna fanno dunque il possibile per soddisfare pacificamente le pretese di Hitler, a tutto discapito della Cecoslovacchia, venendo meno agli impegni di assistenza militare reciproca sanciti in precedenza.
Il più importante sostenitore della linea non interventista è il Primo Ministro inglese che, durante la Conferenza di Monaco, a fine settembre 1938, si adopera strenuamente per comporre pacificamente la controversia ed ottenere contestualmente da Hitler la promessa di non avanzare ulteriori future pretese.

MONACO: IL LIBRO

Nel suo nuovo libro Harris descrive la crisi e la conseguente conferenza attraverso gli occhi e le vicende di due personaggi fittizi.
A Londra, Hugh Legat è uno degli assistenti del segretario particolare di Chamberlain. Anni prima, fresco di laurea, Hugh ambiva alla carriera diplomatica e l’ingresso a Downing Street era inizialmente sembrato un ottimo trampolino di lancio. Nel nuovo contesto storico però la carriera del giovane segretario ha finito con l’impantanarsi ed anche la sua vita privata ne è risultata gravemente compromessa, vista l’insoddisfazione della giovane ed ambiziosa moglie.
A Berlino l’aristocratico Paul von Hartmann si è dovuto iscrivere al partito nazista ma in realtà odia profondamente Hitler ed i suoi più stretti collaboratori, al punto da aderire ad un gruppo che vorrebbe rovesciare il Cancelliere.
Hugh e Paul sono stati compagni ad Oxford ma si sono poi persi di vista, in parte a causa delle diverse opinioni politiche, in parte a causa di una giovane donna. Alla vigilia della Conferenza di Monaco però Paul fa di tutto per riallacciare i rapporti con il vecchio amico nella speranza di poterlo usare come tramite per creare un canale fra il suo gruppo sovversivo e Chamberlain, con la speranza di poter convincere il Primo Ministro britannico a non acconsentire alle richieste del Fuhrer, fornendo loro il pretesto per un colpo di stato.

GIUDIZIO

Nel nuovo romanzo di Harris l’anima del saggista prevale decisamente su quella del romanziere. Le figure di Legat ed Hartman, nonché la parte di intreccio a loro strettamente collegato è ben poca cosa rispetto alla presentazione storica.
Il personaggio principale del libro è senz’altro Chamberlain. L’autore presenta l’enorme lavoro diplomatico svolto dal Primo Ministro inglese prima e durante la Conferenza di Monaco come un piccolo capolavoro. Contestualmente però Harris sottolinea come dovesse risultare evidente a tutti gli addetti ai lavori che l’accordo raggiunto fosse qualcosa di puramente temporaneo, da sfruttare per procedere con la corsa agli armamenti (possibilità che però ebbero così pure i tedeschi, all’epoca di Monaco decisamente meno pronti ad un conflitto di quanto non supponesse Hitler). Al contrario Chamberlain, che era di sicuro un lavoratore indefesso ma anche un individuo profondamente narcisista, si beò non poco del risultato ottenuto e proprio questo suo atteggiamento portò poi alla sua caduta politica e all’avvento di Churchill.
In sostanza dunque un bel saggio storico, che fornisce non pochi spunti di riflessione, in cui la parte romanzata appare però piuttosto insignificante.

Monaco

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