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Sarah Pinborough “Omicidio a Whitehall”

SARAH PINBOROUGH

Sarah Pinborough è nata a Milton Keynes, in Gran Bretagna, nel 1972. Figlia di un diplomatico, ha trascorso l’infanzia in giro per il mondo. Oggi vive a Londra.
Scrive da anni per la televisione, in particolare per la BBC. E’ inoltre un’affermata romanziera: come Sarah Silverwood ha firmato numerosi fantasy per ragazzi e recentemente ha riscosso notevole successo con due thriller psicologici, “Dietro ai suoi occhi” del 2017 e “L’amica del cuore” di inizio 2019. Infine è un’autrice di horror, fra i quali spicca proprio “Omicidio a Whitehall”, pubblicato in Italiano nel 2014 da Fanucci.

OMICIDIO A WHITEHALL

Londra, 1888. Jack lo Squartatore terrorizza da mesi la capitale inglese e gli inquirenti ancora brancolano nel buio quando il Tamigi restituisce pezzi di corpi femminili privi degli organi interni. Il chirurgo ufficiale di Scotland Yard, Thomas Bond, si convince praticamente da subito che quella non sia opera dello Squartatore ma che in città si aggiri un secondo serial killer. Mano a mano che i lugubri ritrovamenti aumentano, Bond stesso percepisce un malessere personale che lo porta ad esagerare con l’oppio. Ormai ossessionato dalla nuova serie di atroci delitti e sempre più prostrato fisicamente e mentalmente, Bond viene in contatto con due individui assai peculiari che lo convincono che la natura del misterioso omicida non sia completamente umana e i tre creano una sorta di alleanza atta a scovare il killer. La ricerca sarà lunga e dolorosa ed anche la sfera privata del medico correrà dei gravi rischi prima che la caccia si concluda

GIUDIZIO

Per il suo “Omicidio a Whitehall” la Pinborough parte da alcuni fatti storici reali. Nel 1988, durante la costruzione della futura sede di Scotland Yard, nella zona sottostante il palazzo, fu trovato un torso di donna e, poco dopo, altri resti umani vennero rinvenuti nella zona di Pimlico, vicino Westminster. Il chirurgo della polizia, Thomas Bond, e l’investigatore responsabile, Henry Moore, fecero subito presente che difficilmente poteva trattarsi di Jack, visti il diverso modus operandi e la difforme vittimologia.
Dati dunque dei fatti storici provati e dei personaggi reali, l’idea dell’autrice, di trascendere l’umano raziocinio per sconfinare nel sovrannaturale, è particolarmente incisiva ed originale. La Pinborough inoltre ricrea magistralmente il clima di paura e l’ambientazione della Londra di fine ottocento, un vero e proprio crocevia umano dove accanto a quartieri splendenti si insinuavano zone di un raro abbrutimento, è impeccabile, quasi cinematografica.
Tuttavia ritengo che l’idea della scrittrice sia stata sviluppata male: i salti temporali, gli articoli di giornale, il cambio di prospettiva dei capitoli, creano una notevole confusione nel lettore che fatica, soprattutto all’inizio, a seguire l’intreccio. Inoltre il pathos monta pagina dopo pagina ma pare non riuscire mai a raggiungere il suo culmine ed il finale sbrigativo lascia con l’amaro in bocca.
Personalmente preferisco decisamente i due recenti thriller psicologici dell’autrice piuttosto che questo horror.

 

Omicidio a Whitehall

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