recensioni

John Grisham “Io confesso”

JOHN GRISHAM

Classe 1955, originario dell’Arkansas ma trapiantato in Mississippi, John Grisham si è laureato in legge nel 1981 ed ha esercitato a lungo come avvocato, anche dopo l’elezione alla Camera dei Rappresentanti del Mississippi (per i Democratici), nel 1983.
Nel 1988 Grisham è riuscito a far pubblicare il suo primo romanzo, scritto nei ritagli di tempo, “Il momento di uccidere”, ma è stata la sua seconda opera a farne l’astro nascente del genere legal thriller: “Il socio”, del 1991. Da allora Grisham ha pubblicato una collana di sette libri per ragazzi, con protagonista Theodore Boone, e molti altri romanzi per adulti. La stragrande maggioranza della sua produzione è costituita dai legal thriller (e da molti sono stati tratti film di successo come “Il Socio” con Tom Cruise, “Il rapporto Pellican” con Julia Roberts, “L’uomo della pioggia” con Matt Damon) con alcune eccezioni, quali “L’allenatore”, il divertentissimo “Fuga dal Natale” del 2001 (anch’esso diventato, nel 2004, un film con Tim Allen, Jamie Lee Curtis e Dan Aykroyd) ed il recente “Il caso Fitzgerlad”.

IO CONFESSO

2007. Un lunedì mattina Travis Boyette, stupratore seriale in libertà vigilata e gravemente malato, si presenta in una Chiesa Luterana in Kansas e confessa al pastore Keith Schroeder lo stupro e l’omicidio di Nicole Yarber, adolescente bianca di Slone, Texas, avvenuto nove anni prima.
Proprio per quel crimine lo Stato del Texas giustizierà quattro giorni dopo, giovedì, Dontè Drumm, ventisettenne di colore compagno di scuola di Nicole ai tempi della scomparsa.
L’avvocato difensore del condannato è da sempre Robbie Flak che, convinto dell’innocenza del suo cliente, sta ancora lottando contro il sistema presentando tutti i possibili appelli dell’ultimo minuto.
Schroeder, profondamente turbato dalla confessione di Boyette, si documenta tramite internet sul caso e scopre non solo che la condanna è stata comminata nonostante l’assenza di un cadavere ma che l’intero processo a Drumm è pieno di evidenti incongruenze. Il Pastore decide dunque che è suo compito intervenire mettendo in contatto Boyette e Falk e dando così al legale un’ultima ma importantissima opportunità.
E, mentre il circo mediatico che si scatena sempre prima di un’esecuzione capitale ripercorre tutte le fasi processuali e punta i riflettori su tutti i protagonisti della vicenda, dalla vittima e dal condannato alle loro famiglie, dai testimoni ai detective incaricati del caso, dal procuratore e dal giudice del processo di primo grado ai componenti della Corte d’Appello, per Falk, Schroeder e Boyette inizia una frenetica corsa contro il tempo nel tentativo di ottenere una sospensione dell’esecuzione.

GIUDIZIO

Delusa dagli ultimi legal thriller di Grisham, sono andata a rileggermi questo romanzo del 2010 che ricordavo di aver enormemente apprezzato.
Il libro ha uno stile sobrio, asciutto: l’autore lascia che siano fatti e personaggi a suscitare indignazione e pathos. E l’operazione gli riesce benissimo.
Sorvolando su un inizio un po’ lento, il lettore viene letteralmente travolto dalla vicenda e, attraverso tutti gli espedienti legali messi in atto da Falk e descritti con dovizia di particolari, corre, spera e si arrabbia insieme ai protagonisti, sentendo e subendo l’evidente ingiustizia di una vicenda giudiziaria decisamente kafkiana ma, purtroppo, credibilissima. Tutti i personaggi sono tratteggiati con maestria, si fanno amare o odiare e non lasciano mai indifferenti. Non è possibile non apprezzare la tenacia di Falk o la forza di Schroeder (non deve chiaramente essere facile per un pastore abituato da sempre ad una tranquilla routine mettersi in gioco in prima persona), né si può restare indifferenti dinnanzi alla dignità di Dontè e di sua madre Roberta. Contemporaneamente l’ottusità dei detective e del procuratore manda il sangue alla testa, per non parlare della rabbia che si scatena per la superficialità con cui il Governatore affronta l’intera faccenda.
Dunque, pur partendo da un espediente non certo originale (la confessione di un reato di cui qualcun altro sta invece pagando le conseguenze), senza mai scadere nella retorica, Grisham affronta lo spinosissimo problema della pena capitale e convoglia il lettore, con la sola forza degli eventi, verso il suo punto di vista evidentemente contrario a tale istituto senza però consentire alla speranza di un futuro cambiamento di illudere troppo, conscio dei limiti di una nazione chiaramente grande e potente ma ricca di contraddizioni e limiti inarrivabili .

Io confesso

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