recensioni

Brenda Novak “Alaska”

BRENDA NOVAK

Brenda Novak è nata a Vernal, nello Utha, nel 1964. Dopo un’infanzia piuttosto difficile a causa della SLA della madre, si è iscritta ad Economia. Tuttavia, nel 1998 ha completato il suo primo romanzo con cui ha subito raggiunto un successo insperato e da allora ha pubblicato ben trentacinque libri. Oggi vive a Sacramento con il marito e i cinque figli.

ALASKA

Evelyn Talbot a sedici anni è stata vittima di un sadico sessuale: il fidanzatino delle scuole superiori ha torturato e stuprato lei e le sue più care amiche. Le altre ragazze sono state uccise. Lei si è miracolosamente salvata ma il ragazzo è riuscito a fuggire e non è mai stato catturato.
Dopo una sì fatta esperienza, Evelyn non è più stata capace di alcuna seria relazione sessuale e sentimentale e si è gettata a capofitto negli studi, prima, e nella carriera, poi. Oggi è una stimata psichiatra, specializzata nello studio delle psicopatologie.
Da poco è riuscita ad aprire un moderno manicomio criminale ad Hilltop, in Alaska, nonostante l’avversione di gran parte della popolazione locale, in particolare dell’unico poliziotto residente, il sergente Amarok.
Fra Evelyn ed Amarok l’attrazione sessuale è notevole ma la loro relazione stenta a decollare a causa dei precedenti traumatici della giovane donna.
Quando a Hilltop vengono rinvenuti i cadaveri di due donne, entrambe impiegate presso la clinica psichiatrica, i sospetti ricadono sull’ex fidanzato-stupratore di Emily e su alcuni detenuti della clinica. Evelyn e Amarok riusciranno ad individuare il colpevole, correndo però enormi rischi personali e professionali.

GIUDIZIO

La Novak viene considerata la regina del “romantic suspence”, cioè di un genere in cui il thriller si fonde con le storie d’amore che coinvolgono i protagonisti. Trovo che sia davvero brava in questa opera di commistione: l’aspetto sentimentale non toglie nulla alla corsa contro il tempo e alla caccia al serial killer. Lo stile è diretto e d’effetto senza diventare troppo cruento. L’ambientazione in Alaska e all’interno di un manicomio rafforza il livello di tensione. I personaggi sono ben costruiti. L’intreccio è valido ed originale. Le sole note dolenti sono l’inspiegabile rifiuto dell’FBI di prendere parte alle indagini e la pretesa di Evelyn di usare una berlina BMW durante l’inverno artico.
Si tratta del primo romanzo di una serie, infatti alcuni fili narrativi rimangono in sospeso, e so già che acquisterò anche il sequel.

alaska

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