diario di bordo

Dalla parrucchiera, senza la bicicletta

Venerdì 17 marzo ‘17. La casa è silenziosa. Dalla finestra dello studio, aperta sul giardino, entrano ancora dei raggi di sole nonostante siano già le 18.30: che meraviglia quando l’inverno volge al termine, le giornate si allungano e la temperatura finalmente si alza. E poi oggi è venerdì! Ho appena finito di registrare, editare e convertire i nuovi video per youtube e mi sto godendo una sigaretta, felice per l’inizio del weekend. Per altro uno di quelli particolarmente rilassanti: andremo a cena da mia madre per il compleanno di Luca, quindi cucinare, apparecchiare e sparecchiare non saranno un problema mio!

Lo squillo del cellulare turba questo mio momento di beatitudine.

Elisa: “Mi vieni a prendere?”

Io: “Arrivo”

L’ho accompagnata dalla parrucchiera alle 15.00 e ora mi tocca andarla a recuperare. E qui urge una parentesi. A fine settembre Elisa si è accorta di avere una gomma della bici irrimediabilmente bucata. L’ha scoperto l’ultima domenica pomeriggio in cui è uscita per un gelato, prima che i compiti del liceo ed il clima poco favorevole la obbligassero a riporre la due ruote in box per tutta la durata dell’inverno. A metà febbraio, quando è risultato evidente che la primavera quest’anno sarebbe arrivata in anticipo, le ho ricordato il problema della gomma e le ho consigliato di andare a farsela sostituire prima di avere bisogno della bici. La sua pretesa iniziale è stata che io caricassi la bici in macchina, smantellando i sedili posteriori e comunque diventando scema nel tentativo di chiudere il bagagliaio. Quando ha capito che non ci avrei nemmeno provato, ha provato a convincermi che andare a piedi dal “biciclettaio” trasportando a mano la sua bici sia all’andata (a causa della ruota sgonfia) che al ritorno (vista  l’eccessiva altezza del mezzo per la mia statura) mi avrebbe senz’altro fatto bene alla salute (come se i miei 12 km di corsa giornalieri non bastassero). A seguito della mia crassa risata, ha telefonato a Niky per accordarsi per andare insieme dal “biciclettaio”, perché eseguire da sola un compito tanto oneroso le risultava insopportabile. Dati però i reciproci impegni, scolastici e non, ancora non hanno trovato il momento adatto per sistemare la faccenda. Ora, se oggi non fosse venerdì, in assoluto la mia giornata preferita, alla richiesta di fare da tassista anche per andare dalla parrucchiera, che è qui in paese, le avrei risposto malamente, ma dal momento che oggi sono particolarmente felice, alle 15.00 l’ho accompagnata e ora devo andare a riprendermela.

Mentre chiudo casa, inserisco l’allarme, tiro fuori la macchina e vado dalla parrucchiera, rifletto sul tono della telefonata, cercando di capire di che umore troverò Elisa, se sarà soddisfatta o meno del risultato ottenuto sui suoi capelli. Non ho idea di quali fossero i suoi progetti circa l’intervento di oggi. Mi fido ciecamente della nostra parrucchiera e lascio che sia lei a smorzare eventuali idee folli di mia figlia: nella vita imparare a delegare è fondamentale! Ad ogni modo il tono al telefono mi sembrava tranquillo, certo sorvolando sulla totale mancanza di espressioni tipo “per favore” o “grazie” del tutto sconosciute ai millennials e a cui ho ormai rinunciato da tempo.

E’ davanti al negozio e mi aspetta. Sorride. In effetti ha dei capelli fantastici. Bei colpi di sole e morbidissimi boccoli. Sale in macchina felice e ce ne torniamo a casa.

E’ passata mezz’ora e sento il cancellone e la basculante aprirsi: Luca è arrivato. Entra in casa gioviale come sempre e si affaccia nella stanza di sua figlia per salutarla.

Luca: “Ciao Tesoro. Tutto bene?”

Elisa, urlando :”Ti pare che vada tutto bene?!”

Trambusto per le scale. Elisa si fionda in cucina e mi trafigge con sguardo allucinato “Potevi anche dirmelo che i capelli sono venuti da schifo!”

Trasecolo: “Ma come da schifo?! Sono fantastici! E lo pensavi anche tu un’ora fa: che accidenti è cambiato?”

Elisa: “Semplicemente mi sono osservata con più attenzione! Guarda! Guarda!”

Nel frattempo è venuto in cucina anche Luca ed entrambi la osserviamo perplessi: i capelli sono bellissimi.

Elisa: “Insomma, è evidente: ho le sopracciglia troppo scure rispetto ai colpi di sole! Dovevo farmi la tinta nera come avevo stabilito e non lasciarmi traviare dalla parrucchiera!”

Se ne va dalla stanza senza aspettare alcun commento e la sentiamo sbattere la porta. Luca ed io ci guardiamo, sospiriamo all’unisono e iniziamo a parlare di tutt’altro.

Sono le 20.30 e la cena è pronta. Lancio il solito urlo sulle scale e mi preparo ad un’Elisa ancora furente. Sale chiacchierando con qualcuno al cellulare. Attacca e mi guarda sorridente. Io la osservo e non mi capacito. Deve intuire il mio sbigottimento perché mi spiega.

Elisa: “Ho mandato una foto alle ragazze. A loro piaccio”.

Io ringrazio mentalmente Nikita, Vittoria, Francesca, Alice, Gaia e Lidia.

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