recensioni

J.K. Rowling “Harry Potter e la maledizione dell’erede”

Presentare la Rowling o la saga di Harry Potter è chiaramente inutile: non credo che al mondo ci sia qualcuno che ancora ne ignori l’esistenza. Penso invece valga la pena di parlare dell’ultimo libro uscito, “La maledizione dell’erede”.

Come ad ogni nuova uscita di un volume sul famosissimo maghetto si è diffusa una forma di isteria collettiva: centinaia e centinaia di persone appostate fuori dalle librerie ore prima dell’uscita ufficiale, spesso travestiti da maghi, in spasmodica attesa, a fine agosto nei Paesi di lingua inglese e nella notte fra il 24 e il 25 settembre da noi in Italia (io personalmente ho comprato “La maledizione” in versione e-book e il 25 settembre, di buon mattino, ho iniziato a leggere).

Dopo la follia di massa per aggiudicarsi le prime copie so che però molti fan della saga sono rimasti profondamente delusi.

Credo che l’equivoco di base sia stato che la maggior parte dei fan non si è fermata a riflettere sul fatto che stavolta non si trattava di un romanzo ma di una sceneggiatura. In sostanza è stato pubblicato il copione dello spettacolo teatrale che a Londra ha fatto il tutto esaurito dalla prima sera fino all’estate del 2017. Trattandosi di un’opera sì fatta manca senz’altro a questo libro gran parte della magia che aveva conquistato il lettore con i sette volumi precedenti: le descrizioni della Rowling (da quella del castello di Hogwarts a quella di Diagon Alley , da quella di una partita di Quidditch a quella della Gringott) non ci sono e la loro assenza, evidentemente, si sente. Si tratta di descrizioni accurate e mai noiose, perfettamente in grado di trasportare il lettore in quel mondo magico e affascinante. Sono certa che l’abilità descrittiva della Rowling sia stata in gran parte responsabile del successo della saga, almeno al pari delle storie in sé e per sé.

Altro motivo di delusione deve essere stata la mancanza di originalità. Mi spiego: in ciascuno dei sette romanzi precedenti avevamo appreso nuove curiosità sul mondo di Harry, c’erano stati nuovi incantesimi e affascinanti novità non menzionate nei libri precedenti. In quest’ultima opera invece sono presenti solo elementi che il lettore aveva già incontrato prima. Anche questo è dovuto alla natura dell’opera: in teatro non c’è la possibilità di utilizzare gli effetti speciali , o almeno non deve trattarsi di cose troppo complesse, quindi la Rowling si è limitata a quanto lo spettatore già conosceva e poteva comprendere intuitivamente.

Detto questo, io ho trovato la storia ben costruita e intrigante. Meno complessa degli ultimi volumi (in particolare “I doni della morte”) e più vicina ai primi ma comunque assolutamente valida. I dialoghi fra i personaggi sono frizzanti e i nuovi protagonisti (Albus, Scorpion e Delphi) hanno lo spessore e la complessità tipici della saga.

In definitiva dunque consiglio a tutti i fan di Harry Potter anche quest’ultimo libro ma è bene prepararsi ad un impatto visivamente molto meno efficace e ad una storia in qualche modo più lineare rispetto alle ultime.

harry-potter

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