recensioni

William Collins “La pietra di luna”

WILLIAM COLLINS

Wilkie William Collins nacque a Marylebone, in Inghilterra, nel 1824. Cresciuto in un contesto piccolo borghese, una volta adulto, provò a cimentarsi nel commercio del tè ma si accorse quasi subito di non essere portato per gli affari. Si laureò dunque in legge al Lincoln’s Inn, ottenne l’abilitazione e, per un certo periodo, esercitò come avvocato. Le sue prime opere letterarie risalgono alla fine degli anni ‘40 ma fu solo nel 1852, quando conobbe Charles Dickens, che lasciò la carriera legale per dedicarsi interamente alla scrittura, sia come collaboratore di Dickens per il settimanale “House Hold Words”, sia come romanziere. Il suo primo vero successo fu “La pietra di luna” cui fecero seguito romanzi gialli, racconti e fantasy. Collins morì a Londra nel 1889.

UN CASO LETTERARIO

“La pietra di luna” venne pubblicato per la prima volta, in Inghilterra, sulla rivista “All the Year Round”, nel 1868. Come d’uso all’epoca, venne proposto a puntate e proprio per questo Collins optò per una storia davvero molto lunga, al punto che poi servirono tre libri per commercializzarlo nella sua interezza. L’autore doveva infatti tenere avvinto il lettore il più a lungo possibile e cercava sempre di chiudere ciascun numero con un colpo di scena.
Il riscontro di pubblico e critica fu tale che il romanzo, già l’anno successivo, fu inserito nella lista dei 100 migliori gialli letterari e che nel 1877 venne rielaborato in una piece teatrale (in tempi decisamente più moderni, intorno al 1970, è stato oggetto anche di diverse trasposizioni cinematografiche e televisive).
Il motivo di tanto successo va addebitato al fatto che “La pietra di luna” presenta diverse innovazioni rispetto a tutta la produzione poliziesca precedente. Innanzitutto il libro è un “fair play”, cioè al lettore, nonostante la presenza di numerose false piste, vengono comunque forniti tutti gli indizi necessari per arrivare a scoprire il colpevole. In secondo luogo, Collins non solo si servì di una narrazione a più voci, ma addirittura sfruttò, per raccontare gli avvenimenti, lettere, diari personali ed articoli di giornale, creando così una notevole sensazione di realismo. Tutte queste peculiarità fanno de “La pietra di luna” il primo romanzo giallo moderno, una vera e propria pietra miliare del genere poliziesco, che perfino il grande Charles Dickens ebbe motivo di invidiare.

LA PIETRA DI LUNA

India, tempi immemori. La pietra di luna è un diamante giallo di grandi dimensioni e con una lieve imperfezione centrale che adorna la statua della divinità indù a quattro braccia che rappresenta la luna e viene vegliata costantemente da tre sacerdoti del culto che si tramandano il ruolo di custodi di generazione in generazione.
India, 1799. Durante la quarta guerra anglo-mysore, fra la Compagnia britannica delle indie Orientali ed il Sultanato di Mysore, in seguito alla vittoria inglese a Seringapatam, uno degli ufficiali di Sua Maestà, l’aristocratico John Herncastle, sottrae la pietra e la porta con sé in Inghilterra.
Gran Bretagna, inizio del XIX sec. Il furto del gioiello non viene punito, tuttavia da un lato il nobile inglese inizia da subito a temere di poter essere vittima di sicari indiani intenzionati a recuperare la sacra reliquia, dall’altro egli viene anche isolato dal resto della famiglia messa al corrente dell’ignobile gesto. Herncastle risolve il primo problema depositando la pietra di luna in banca e decide di vendicarsi dei parenti lasciando la pietra maledetta in eredità alla giovane nipote, che dovrà entrarne in possesso al compimento dei diciotto anni d’età e risulterà dunque, da lì in avanti, in grave pericolo di vita.
Gran Bretagna 1848. Rachel Verinder, nipote di Herncastle, si accinge a festeggiare il diciottesimo compleanno nella tenuta di famiglia nello Yorkshire. Il cugino, Franklin Blacke, viene incaricato dal padre, esecutore testamentario del defunto zio, di consegnare alla festeggiata il famigerato diamante. Poche ore dopo il party la pietra scompare. Le indagini vengono affidate al sig Cuff, celebre investigatore londinese, che tuttavia non riesce a risolvere il mistero.
Gran Bretagna 1849. Dopo aver trascorso un lungo periodo all’estero, il sig Franklin rientra in patria. Perdutamente innamorato della cugina, si rende conto che il solo modo di conquistarla è scoprire quanto accaduto alla pietra di luna e dunque inizia una sua personale indagine. La strada da percorrere sarà lunga e irta di difficoltà ma alla fine il gentiluomo riuscirà a trovare il bandolo della matassa ed a conquistare il cuore di Rachel.

GIUDIZIO

Nel romanzo di Collins il frequente cambio del narratore da un lato regala alla storia una certa vivacità e consente al lettore quasi di interagire con i personaggi cogliendone a fondo peculiarità e caratteristiche psicologiche, dall’altro però comporta un ritmo altalenante, con capitoli spesso davvero troppo lenti, talvolta addirittura noiosi e in parte concentrati su aspetti irrilevanti. Quanto poi alla storia è forse troppo intricata e poco realistica ma comunque affascinante, così legata sia al bel mondo londinese che all’esotica India.
La verità è che non è mai facile recensire un romanzo datato. Le mode, i gusti e la sensibilità sono cambiati moltissimo nel corso degli anni ed il lettore di oggi si trova quasi sempre spiazzato nell’affrontare un testo di metà ‘800. Nel complesso comunque il libro è gradevole ed interessante, soprattutto alla luce del ruolo che ha svolto nella storia della letteratura poliziesca.

La pietra di luna

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