recensioni

Jeffrey Archer “La saga dei Clifton”

JEFFREY ARCHER

Jeffrey Howard Archer è nato a Londra nel 1940 ma ha trascorso tutta la sua giovinezza a Weston-super-Mare, nel Somerset. Ottimo studente (come dimostra la borsa di studio ottenuta per la Wellington School), da ragazzino è però anche stato vittima di bullismo. Dopo la laurea a Oxford in Lingua e Letteratura Inglese, ha svolto numerosi lavori (in particolare è stato un apprezzato insegnante) e poi si è dato agli affari pubblici. La sua carriera politica ha subito alti e bassi (anche a causa di problemi d’ordine giudiziario) ma comunque Archer è stato membro attivo del Partito Conservatore per vent’anni, arrivando a ricoprire il ruolo di vice presidente durante il governo Thatcher e diventando, nel 1992, pari del Regno alla Camera dei Lords. Nel 1999 si è candidato come sindaco di Londra ma, durante la campagna elettorale, è stato travolto da uno scandalo che ha segnato la fine della sua carriera politica.
Archer ha iniziato a scrivere e pubblicare racconti e romanzi alla fine degli anni ’70. E’ un autore estremamente prolifico, non molto apprezzato dalla critica ma amato dal pubblico, come dimostra il fatto che sia uno degli scrittori più ricchi del mondo. “La saga dei Clifton” è una delle sue opere più recenti. Dei sette volumi che costituiscono la serie al momento in italiano sono disponibili i primi due, “Solo il tempo lo dirà” ed “I peccati del padre”.

LA SAGA DEI CLIFTON

Bristol, 1919. Maisie Tancock è una bella e giovane donna di estrazione popolare. Vive con i genitori ed il fratello Stan e lavora ai cantieri navali Barrington. E’ fidanzata con Arthur Clifton, vicino di casa, anche lui impiegato presso gli stessi armatori. Durante una gita aziendale a Weston-super-Mare però Maisie ha un’avventura con Hugo Barrington, amministratore delegato della società, figlio del proprietario, sir Walter. Poche settimane dopo Maisie ed Arthur si sposano e a distanza di soli otto mesi nasce Harry.
Prima ancora che il bimbo compia l’anno, Arthur scompare in circostanze poco chiare. Maisie è costretta a cercarsi un lavoro e viene assunta in una sala da the dove non tarda a dimostrarsi un’abile cameriera, soprattutto per la notevole empatia che dimostra nei confronti dei clienti.
Harry intanto ha raggiunto l’età scolare ma, influenzato dello zio Stan, il bambino tende a mal considerare la scuola e piuttosto che frequentare bighellona in giro per il porto tutto il giorno. E’ così che fa amicizia con il custode dei cantieri Barrington, il Vecchio Jack. Jack Tarrant ha fama di essere uno svitato e tende a vivere isolato. La verità è che si tratta di un uomo con un passato ingombrante ma estremamente colto e la sua frequentazione spinge Harry ad avvicinarsi allo studio. Quasi contemporaneamente Masie si accorge che il figlio ha una voce stupenda e lo forza ad entrare nel coro della Chiesa. Date le sue notevoli capacità e grazie al maestro ed all’insegnante di canto, Harry diventa ben presto uno studente modello ed ottiene una borsa di studio per frequentare le scuole private locali. Nel nuovo istituto il ragazzino è subito vittima di bullismo ma l’amicizia con altri due “primini” gli consentono di superare le difficoltà iniziali e di integrarsi. Uno dei due bambini è Giles Barrington, figlio di Hugo.
Il forte legame fra Harry e Giles porterà le due famiglie ad incrociarsi di nuovo in un lungo percorso che le vedrà indissolubilmente legate fino all’inizio degli anni ’90.

GIUDIZIO

Sebbene la Saga dei Clifton presenti non pochi aspetti autobiografici dell’autore, sia in termini di storia (le borse di studio ed i successi scolastici) che a livello caratteriale (Archer pare essere una via di mezzo fra Harry ed Hugo), lo spunto narrativo non è particolarmente originale. In compenso però la trama è a prova di bomba, forte di tutti gli elementi tipici del romanzo d’appendice, dall’appassionata storia d’amore, alla scalata sociale, dal valore fuori e dentro il campo di battaglia, alla rivalsa individuale contro le avversità della vita. Anche la costruzione è impeccabile: i capitoli si concentrano su un personaggio alla volta (nel primo libro addirittura ciascuna sezione ha una sorta di prologo espresso in prima persona) e la storia procede in linea retta sempre con una lieve sovrapposizione temporale che sottolinea i passaggi più cruciali. La tensione è vibrante ed i colpi di scena ben calibrati. L’ambientazione storica è impeccabile ed ad ogni pagina si respira Inghilterra, quella aristocratica ma anche quella popolare, quella del rito del the e quella della birra, quella dei dolci elaborati e quella dei pasticci di carne. Ma il maggior pregio della saga è sicuramente dato dai personaggi, tutti costruiti magistralmente, sia i principali che i secondari. Era dai tempi di Ken Follett che non mi capitava di leggere una storia familiare tanto avvincente e prego che i romanzi successivi, già disponibili in inglese, non tardino ad uscire anche da noi.

 

La saga dei Clifton

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