recensioni

Cristina Cassar Scalia “Le stanze dello scirocco”

CRISTINA CASSAR SCALIA

Cristina Cassar Scalia, classe 1977, è originaria di Noto. Si è laureata in oftalmologia e oggi vive e lavora a Catania.
Ha pubblicato due romanzi sentimentali: “La seconda estate”, del 2014, e “Le stanze dello scirocco” del 2015. Nel 2018 ha cambiato genere ed ha esordito con il giallo “Sabbia nera (La prima indagine del vicequestore Vanina Guarrasi)”. Il nuovo libro è piaciuto moltissimo sia al pubblico che alla critica, tanto che ne sono già stati opzionati i diritti per cinema e tv.

LE STANZE DELLO SCIROCCO

Nel 1968, dopo aver lavorato a lungo a Roma, il notaio Saglimbeni decide di tornare in Sicilia per trascorrere gli ultimi anni nella terra natia, Montuoro, cittadina della provincia palermitana. Lo accompagnano la moglie e la figlia più giovane, Vittoria.
Vittoria, detta Vicki, è una magnifica ragazza iscritta al terzo anno di architettura. Nella Capitale ha sempre goduto di una notevole libertà, prendendo parte anche al movimento rivoluzionario sessantottino, forte dell’appoggio del padre, da sempre uomo di ampie vedute. In un primo momento la sistemazione a Montuoro in effetti pare andarle stretta: data l’illustre famiglia, è costantemente osservata e giudicata ed i suoi atteggiamenti suscitano non poche perplessità nell’ambiente rigido e formale della provincia siciliana. Il vivace movimento studentesco palermitano, la presenza di alcuni cari amici d’infanzia e l’innegabile bellezza della regione, tuttavia, alleviano il suo malessere e la giovane donna riesce ad inserirsi abbastanza facilmente nel nuovo contesto.
A poche settimane dal trasloco, poi, Vicky si imbatte nel marchese Diego Ranieri, figlio di cari amici di famiglia. Diego ha una decina d’anni in più di Vicky, un passato sentimentale assai tormentato ed è tendenzialmente un tradizionalista. Nonostante le evidenti differenze, l’attrazione reciproca appare subito evidente. Imbastire una relazione importante però non sarà cosa semplice, sia per il diverso retaggio culturale, sia per tutta una serie di circostanze avverse in gran parte relative al passato della famiglia di Vittoria.

GIUDIZIO

Il maggior pregio di questo romanzo è sicuramente l’ambientazione. Il lettore si vede scorrere davanti agli occhi i paesaggi aspri delle campagne sicule, le strade polverose circondate da agrumeti ed uliveti, i vicoli palermitani pieni di sporcizia e disperazione, le macerie rimaste dai bombardamenti, i palazzi barocchi splendidi ancorché decadenti, le chiese riccamente decorate. E, mentre le immagini si susseguono, pare addirittura di percepire i suoni e gli odori tutt’intorno. Anche il contesto storico è descritto con accuratezza e fa riscoprire un pezzo di storia siciliana spesso dimenticata, a vantaggio di città senz’altro più vivaci da un punto di vista intellettuale e riformista.
Gli aspetti positivi del libro però si fermano qui. La storia d’amore fra Vittoria e Diego, da un lato, è piuttosto banale, dall’altro, poco credibile: due personaggi agli antipodi, con differenze caratteriali difficilmente superabili. I due sotto intrecci poi, sia quello relativo al passato sentimentale di Diego, sia quello che coinvolge la zia di Vittoria, sono ancora più irritanti della storia d’amore principale.
Dunque il mio giudizio complessivo sul romanzo è negativo, tuttavia, visti gli altri due libri dell’autrice, il sentimentale “La seconda estate” e il giallo “Sabbia nera”, entrambi splendidi (soprattutto il poliziesco), attendo con ansia la sua prossima opera, sperando che quella de “Le stanze dello scirocco” sia stata solo una piccola scivolata.

 

Le stanze dello scirocco

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