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P. G. Wodehouse “La serie de Il Castello di Blandings”

P.G. WODEHOUSE

Pelham Grenville Wodehouse nacque a Guildford, in Inghilterra, nel 1881. Frequentò il prestigioso Dulwich College ma, a causa di gravi problemi economici, non poté laurearsi. Trovò un lavoro in banca. Dopo due anni lasciò l’Inghilterra alla volta di Hollywood per tentare la carriera di scrittore. Negli USA ottenne praticamente da subito un notevole successo, prima come sceneggiatore e poi come romanziere. Si sposò nel 1914.

Quando scoppiò la seconda guerra mondiale Wodehouse si era momentaneamente stabilito, per motivi fiscali, nella sua residenza estiva in Francia. Lo scrittore era così indifferente alla politica da non ritenere di dover fuggire e, quindi, fu preso prigioniero. La sua totale mancanza di interesse per i giochi di potere e i grandi ideali (nazionali e non) lo portò addirittura a scrivere di buon grado per Radio Berlin. I connazionali non gli perdonarono mai questa forma di collaborazione con i tedeschi e non fu certo un caso se, a guerra ormai finita, Wodehouse rinunciò a rientrare in patria, si stabilì definitivamente negli Usa e, addirittura, nel 1955, prese la cittadinanza americana. Solo nel 1975 la Regina lo onorò con il titolo di Sir in omaggio alla sua opera letteraria.
Lo scrittore si spense a New York nel 1975.
Wodehouse fu uno scrittore incredibilmente prolifico, con all’attivo moltissimi racconti stand alone e svariate serie per un totale di 96 opere. Le sue collane più famose sono quella del maggiordomo Jeeves e quella del castello di Blandings.

LA SAGA DEL CASTELLO DI BLANDINGS

Il castello di Blandings è un luogo immaginario posto nei pressi del villaggio di Market Blandings nello Shropshire, contea nell’ovest dell’Inghilterra.
La situazione sociale è analoga a quella di Downton Abbey ma il mondo di Blandings rimane sempre del tutto slegato dagli stravolgimenti politici degli anni in cui è ambientato (e vista la biografia dello scrittore stesso questo aspetto certo non sorprende).
I romanzi ed i racconti della saga vedono come personaggi fissi il proprietario del castello ed i suoi familiari:
Lord Emsworth, attempato e svampito conte di Blandings, interessato solo ed esclusivamente all’allevamento di una gigantesca scrofa nera di razza Berkshire chiamata Imperatrice.
Galahad Threepwood, fratello del conte, è stato in gioventù la tipica pecora nera della famiglia, interamente dedito all’alcool, alle scommesse ed alle belle donne. Con gli anni si è certo calmato ma la sua conoscenza del bel mondo, dei vizi e delle virtù dei suoi simili, lo ha reso un uomo a suo modo saggio.
Dora, Costance ed Hermione, sorelle del conte, sono tre donne arcigne e moralizzatrici che, a turno, risiedono al castello e fanno di tutto per tenere sotto controllo i due fratelli, ai loro occhi entrambi non all’altezza del ruolo e del casato.
Beach, flemmatico e corpulento, il maggiordomo inglese per antonomasia.
A queste figure basilari si affiancano di volta in volta nipoti, cugini, ospiti vari e altro personale di servizio.
Le storie sono sempre incentrate su qualche dramma economico o amoroso. Spesso l’intreccio ha una certa dose di vena gialla su cui si innestano gli imprevisti tipici della commedia degli equivoci. Il lieto fine è comunque sicuro.
I titoli della serie sono:
Qualcosa di nuovo (1915)
Lasciate fare a Psmith (1923)
Lampi d’estate (1929)
Aria di tempesta (1933)
Il castello di Blandindgs (1935. 6 dei 12 racconti sono ambientati al castello)
Lord Emsworth ed altri racconti (1937. Il primo racconto è ambientato a Blendings)
Zio Fred a primavera (1939)
Luna piena (1947)
Non c’è da preoccuparsi (1950. 1 dei 10 racconti è ambientato a Blandings)
I porci hanno le ali (1952)
Il ratto dell’Imperatrice (1961)
Un intrigo a Blandings (1965)
Plum Pie (1966. 1 dei 9 racconti è ambientato a Blandings)
Un pellicano a Blandings (1970)
Sunset at Blandings (1977: uscito postumo ed inedito in italiano)

GIUDIZIO
Nonostante in molti all’epoca lo abbiano aspramente criticato per il suo manifesto disinteresse politico e sebbene l’autore abbia di fatto vissuto poco in Gran Bretagna, Wodehouse è considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura inglese moderna per il suo stile impeccabile.
Ciò nonostante spesso si dice che di Wodehouse basti leggere un solo romanzo, dal momento che le sue trame sono assai simili e che tutte richiamino “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde. Ancora, i suoi detrattori fanno presente che l’autore fu contemporaneo di Einstein, Trotsky, Forster, Picasso, Joyce e Woolf, e, quindi, del tutto indegno della sua generazione.
In realtà Wodehouse sta alla satira inglese come Agatha Christie sta al giallo. A voler tracciare la storia dell’umorismo e della comicità dai giorni nostri a ritroso è inevitabilmente a lui che si arriva.
E comunque se è certamente vero che i suoi romanzi abbiano tutti la medesimo impostazione, pure le storie in realtà sono diverse e le varie gag, i fraintendimenti, i colpi di scena si susseguono con ritmo incalzante e si agganciano l’una all’altro con una naturalezza impressionante. Per altro per quanto politica, critica sociale e alti ideali siano assenti dalle sue opere, di contro vizi, virtù, meschinità e generosità umane sono alla base di tutti i suoi racconti.
Io ho letto l’intera collana di Blandings (e non è stato facile riuscire a rintracciare tutti i libri, ve lo garantisco … ennesima frecciata alle nostre case editrici) e di rado mi è capitato di ridere con altrettanto gusto. Infatti sto disperatamente cercando di procurarmi il DVD della serie televisiva che la BBC ne ha tratto con Mark Williams (già splendido come signor Weasley e Padre Brown) nel ruolo del maggiordomo Beach.

la serie de Il castello di Blandings

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