recensioni

George Gissing “Le donne di troppo”

GEORGE GISSING

George Gissing nacque a Wakefield, in Gran Bretagna, nel 1857.

Cresciuto in un contesto borghese, vinse una borsa di studio presso l’odierna Università di Manchester ed iniziò una brillante carriera accademica. Durante il periodo degli studi universitari però conobbe una prostituta, Marianne Harrison. Nel tentativo di riportarla sulla retta via cercò di fornirle un sostentamento economico rubando denaro ai compagni di corso. Scoperto nel 1876, venne espulso dall’università e condannato ad un mese di lavori forzati. Uscito di prigione si trasferì per sei mesi negli USA dove prese a mantenersi scrivendo e pubblicando racconti.

Rientrato in patria, sposò Marianne e i due traslocarono a Londra. Gissing prese allora a scrivere romanzi senza però riuscire a raggiungere la fama e dovendo quindi lavorare come precettore per mantenere sé e la moglie. I due in realtà divorziarono già nel 1883 ma Gissing continuò a mantenerla fino alla di lei morte avvenuta nel 1888.

Fra il 1891 ed il 1897 realizzò le sue opere migliori, fra cui, nel 1893 “Le donne di troppo” e la sua fama cominciò ad aumentare.

Contrasse un secondo matrimonio, con Edith Underwood, e i due si spostarono nell’Exter dove ebbero due figli. Ma anche stavolta la relazione naufragò in poco tempo: nel 1897 i due si separarono, Edith venne dichiarata insana di mente e Gissing affidò i figli alle cure delle sue sorelle per poter viaggiare fra l’Italia e la Grecia e continuare a scrivere.

Stabilitosi poi in Francia, sposò illegalmente (non avendo mai divorziato da Edith) la traduttrice Gabrielle Fleury, con cui rimase fino alla morte che lo colse, per enfisema, nel 1903.

LE DONNE DI TROPPO

Londra, fine ‘800. Alice, Virginia e Mary sono tre sorelle  cresciute nell’ambiente della piccola borghesia di provincia. Dopo la morte prematura ed inaspettata del padre si ritrovano a corto di mezzi e sono costrette a mantenersi. Alice si improvvisa istitutrice. Virginia fa la dama di compagnia ma, ben presto, perde il lavoro e si sistema in una camera ammobiliata, sopravvivendo grazie alla ridotta rendita lasciatele dal padre. Mary si impiega come commessa ma punta ad un matrimonio che le consenta di rientrare nell’ambiente nel quale è cresciuta.

Monica Madden e Rhoda Nunn sono due convinte femministe. Vivono insieme e gestiscono una scuola per dattilografe. Il loro scopo è fornire ad altre giovani donne del ceto medio gli strumenti per avviarsi ad una carriera che non sia solo quella di maestra e infermiera per rendersi autonome e non dover necessariamente rincorrere il matrimonio.

Sullo sfondo di una Londra crudele che non fa sconti a nessuno, le vite di queste cinque donne si intrecciano ed evolvono lungo percorsi a volte assai prevedibili, in altre occasioni del tutto inaspettati.

GIUDIZIO

Gissing fu contemporaneo di Dickens e di Wide ma è ben poco conosciuto, tanto che “Le donne di troppo” solo recentissimamente è stato tradotto e pubblicato in Italiano. Secondo alcuni critici è stato un peccato accantonarlo. Io invece capisco perché sia successo.

“Le donne di troppo” è un romanzo ambiguo.

Tutta la prima parte del libro, si presenta come una denuncia sociale. La tematica della situazione femminile fra la fine dell‘800 e l’inizio del ‘900 è certo affascinante ma comunque l’autore la penalizza con un intreccio troppo lento e didascalico e con personaggi che proprio non sanno conquistare. Le tre sorelle, emblematiche delle donne sottomesse e rassegnate al proprio destino, sono così scialbe e monodirezionali da suscitare irritazione piuttosto che compassione. Le due femministe, al contrario rappresentative della nuova epoca, sono troppo rancorose e confondono costantemente i sentimenti con l’istituzione del matrimonio.

Il cuore centrale del romanzo acquista vivacità e si arricchisce di dialoghi brillanti. Le sorelle rimangono quasi sullo sfondo, mentre Monica e Rhoda paiono ammorbidire le loro posizioni, rendendosi più umane e simpatiche. L’intreccio diventa più interessante e pare quasi di assistere ad una commedia degli equivoci in stile Jane Austin.

Sul finale però si torna alla denuncia sociale fine a sé stessa e tutti i personaggi ne escono sconfitti.

Gissing deve essere stato un uomo profondamente segnato dalla vita, la sua amarezza e la sua rabbia si avvertono chiaramente nella sua totale incapacità di immaginare qualcosa che non sia solo bianco o solo nero. Il romanzo si fa leggere ma certo non è un capolavoro.

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Un pensiero riguardo “George Gissing “Le donne di troppo”

  1. Grazie per la recensione che riflette appieno il mio pensiero su questo romanzo che ho appena terminato. Tutto sommato è scorrevole e piacevole da leggere ma non mi ha lasciato emozioni. I personaggi o sono scialbi o trasmettono idee ma non sentimenti.
    Non mi ha convinta.

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