recensioni

John Niven “Uccidi i tuoi amici”

JOHN NIVEN

John Niven è uno scrittore scozzese, classe 1972. Ha lavorato per anni nell’ambiente discografico ma, all’inizio del 2000, si è licenziato per dedicarsi completamente alla scrittura.
Il suo romanzo d’esordio risale al 2005, “Music from Big Pink”, ma il successo vero e proprio è giunto solo con la pubblicazione successiva, del 2008, “Kill Your Friends”. Questo secondo libro è stato definito dal sito web Word Magazine come “il miglior romanzo britannico dopo Trainspotting” e, nel 2015, è diventato un film di Owen Harris. Il volume però è uscito in italiano solo nel 2019, dopo i successivi “A volte ritorno” del 2011, “Maschio bianco etero” del 2013, “Le solite sospette” del 2016 ed “Invidia il prossimo tuo” del 2018.

UCCIDI I TUOI AMICI

Londra 1997. Il New Labour di Tony Blair è al potere e il movimento musicale Brit Pop è al suo apice con i Blur, i Verve, gli Oasis e le Spice Girl che, contro ogni previsione, stanno scalando le classifiche nazionali ed internazionali. L’industria discografica inglese non era così in auge dai tempi dei Beatles e sono in tanti gli scout che aspirano a centrare il solista o la band in grado di garantire gloria e denaro.
Steven Stelfox lavora come cercatore di talenti per una grossa etichetta e, nonostante la giovanissima età (normale del resto in quell’ambiente), è già piuttosto in alto nella scala gerarchica. Ma invece che concentrarsi davvero sulla musica, Steven è dedito a sesso e droga e non pare sapere neanche da che parte cominciare per far bene il suo lavoro. Il successo di altri colleghi però gli dà non poco sui nervi e tende costantemente a metterli in cattiva luce. Il problema è, data la sua totale mancanza di etica, fino a dove è disposto a spengersi pur di primeggiare a discapito degli altri?

GIUDIZIO

Il romanzo che ha regalato il successo a Niven è cinico, misogino ed incredibilmente scurrile. L’intreccio è decisamente poco sostanzioso e la descrizione dell’ambiente discografico appare, ad un comune essere umano, alquanto surreale. Il protagonista principale è ben caratterizzato ma anche nauseante, privo di qualsivoglia aspetto positivo. Personalmente trovo inappropriato il paragone con il capolavoro di Welsh che aveva una profondità qui del tutto assente e sinceramente se avessi approcciato l’autore con questo libro invece che con “A volte ritorno” non avrei comprato i romanzi successivi. Il mio è un no deciso.

 

Uccidi i tuoi amici

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

Facebooktwitteryoutubeinstagram

Lascia un commento